Tutto è iniziato con un video di un minuto su Instagram. Mizzian, che insegna Muay Thai a Tegueste, raccontava da dove veniva. L’ho visto e ho pensato: il sito di questa palestra lo faccio io.
Quello che non sapevo era tutto ciò che sarebbe venuto dopo. Una prima versione venuta brutta, un iPhone che non voleva vedere un film e un indirizzo che non compare su nessuna mappa. Andiamo per gradi.

Un mundo aparte.
Muay Thai, jiu-jitsu brasiliano e capoeira sotto lo stesso tetto.
Un mondo a parte
Nel video parla di Las Cruces, a Garachico, del rap, della Muay Thai, di quando è andato via di casa a 17 anni e delle scelte sbagliate. E nel mezzo dice questo: «Lo sport mi ha sempre aiutato a uscire dall’oscurità». Con questo mi aveva già conquistato.
In un altro video spiega perché si chiama Alien Thai. Voleva un posto dove dimenticare i problemi di questo pianeta, un mondo a parte («un mundo aparte»). Quella frase è finita dritta in copertina. E la sua storia… la sua storia è stata la sezione che mi ha fatto penare di più, ma ci arriviamo dopo.
La cosa bella è che quasi tutto c’era già, in palestra. Bastava metterlo in ordine.

Murale, nome, storia. Avevo tutto… tranne una cosa. E ci ho messo un po’ a capire quanto pesava.
Dalle board alla bozza
La creatività non mi è piovuta dal cielo. È stato più come allenarsi: guardare tanto, provare, buttare quasi tutto e ripetere quello che funzionava.
Mi sono messo a guardare siti di ogni tipo. Di sport da combattimento, di marchi di attrezzatura, di studi di design e perfino di cose che non c’entrano niente con il fare a botte. Li ho raggruppati per sezioni, vari modi di fare la stessa cosa uno accanto all’altro.
Ogni board mi aiutava a pensare a una cosa precisa, come mostro i prezzi, come racconto una storia, e da lì nasceva la mia versione, a volte mescolando due idee. Tutto prima in grigio, pezzo per pezzo. Il colore, alla fine.
3 opzioni
Un menu che non ingombraQui comanda l’immagine. Menu nascosto, logo al centro e un solo pulsante: la lezione di prova.
3 opzioni
La prima schermataHo tenuto due idee insieme: un grande disco dietro il lottatore, che poi è diventato il sole del murale, e quello che funziona sempre, foto, titolo e due pulsanti.
3 opzioni
Tre arti, tre fotoIcone, schede con testo o foto di gente che si allena. Hanno vinto le foto, senza dubbio.
3 opzioni
Prezzi che si leggono al voloNumeri grandi, un piano in evidenza e basta. Che non ci sia da pensare.
3 opzioni
Raccontare da dove vieneNiente linea del tempo. Capitoli, e alla fine la sua frase a schermo intero, che parli lui.
3 opzioni
Un finale con un nomeLa mappa per arrivarci e sotto il nome, enorme, da un lato all’altro.
Ultimo passo
E poi, il coloreCon tutto al suo posto, era ora di dipingere. E i colori erano già in palestra: il tatami, la parete e il verde degli alieni. Premi il pulsante e lo vedi in grigio o dipinto.
La prima versione
In grigio tutto tornava. Poi ho fatto la prima versione vera, con un disco rosso e un pulsante per provare rosso o verde. Ed è venuta brutta, inutile mentire.
Puoi navigarlo qui o aprirlo in una nuova scheda.
Eccola, apri il menu e prova i colori. Ha vinto il verde, ma neanche così. Non sembrava la palestra. E lì ho capito: non avevo immagini mie. Avevo video sparsi di Instagram, ognuno diverso dall’altro.
Allora la domanda è cambiata. Non era più quale foto metto, era come deve apparire Alien Thai. I maestri in bianco e nero, con sfondo da studio. Gli alieni del murale che escono dalla parete, in 3D, per i prezzi. Perfino i numeri della storia con la stessa texture degli alieni, perché niente sembrasse preso da un altro sito.
Tre arti,
un mondo.



Parete, tatami e verde
Chiarito questo, il colore è venuto da solo. Non c’era niente da inventare, bastava guardare: il nero verdastro del tatami, il bianco sporco della parete e il verde degli alieni. Tocca un colore e guarda come cambia il sito.
Scegli il tuo round
I prezzi potevano essere una tabella e via. Ma no. Tre schede, numeri grandi, il piano migliore in verde e in ognuna un alieno che si muove.

Il calcio,
al tuo ritmo.
Uscire dall’oscurità
E arriviamo alla sezione da cui è partito tutto. La storia di Mizzian in quattro capitoli, con un film che avanza mentre scorri: Garachico, il suo volto, il sacco davanti al murale e l’altro lato della palestra.
Sul computer, perfetta. Sull’iPhone, ferma sul primo fotogramma. Proprio nella parte a cui tenevo di più. Alla fine era una riga di codice, una sola. Trovarla è stata un’altra storia.
Non mi pento di niente di quello che è successo, perché ho imparato da tutte quelle scelte sbagliate.
Camino Viejo 56
Restava solo la parte facile, mettere la palestra sulla mappa. E invece no. Il 56 non compare su nessuna mappa, e quella che avevo in testa, scura come il sito, non esisteva. Così l’ho fatta io. È quella che vedi alla fine.
Più di venti versioni dopo quella prima brutta, eccolo qui. Entra e fatti un giro.
Puoi navigarlo qui o aprirlo in una nuova scheda.